" La Vita " EDIZIONE  DEL 1934

L'antico libro: "I segreti dei misteriosi miracoli di San Giovan Giuseppe della Croce"



SAN GIOVAN GIUSEPPE DELLA CROCE 
Ischia, 15 agosto 1654 - Napoli, 5 marzo 1734

Nato il 15 agosto del 1654 in una casa ai piedi del castello dell’isola d’lschia nel Borgo di Celsa, dai nobili Giuseppe Calosirto e Laura Gargiulo, genitori cristiani con otto figli, cinque dei quali avevano intrapreso la vita religiosa. Fu battezzato col nome di Carlo Gaetano, lo stesso giorno nell’antica cattedrale sul castello.
A 15 anni volle partire per Napoli ed entrare nel noviziato dei frati di S. Pietro d’Alcantara: un ramo riformato dei figli di san Francesco. Conversando con due di questi venuti a Ischia per mendicare, Carlo Gaetano ebbe modo di approfondire il carisma francescano, conosciuto attraverso le Clarisse, e di capire che quella era la sua strada. Non perse tempo: convinse la famiglia e, appena ebbe la risposta di accettazione da parte dei frati, prese il battello per Napoli dirigendosi al convento di Santa Lucia al Monte. Scrisse a chiare lettere : << Vi lascio a Dio!Non mi scrivete più. Mondo, addio! Ischia, addio! Madre, fratelli, amici,addio! voglio solo godere del mio crocifisso Gesù e della sua santissima Madre, mia protettrice e madre. Iddio vi benedica e consoli tutti.».Terminato il noviziato, fece la professione religiosa col nome di fra Giovanni Giuseppe della Croce. La vita del frate alcantarino era particolarmente severa, ma egli Vabbracciò con gioia e ottenne dai superiori il permesso di andare sempre a piedi scalzi e con l’abito rappezzato. A chi voleva cambiarglielo con uno nuovo si schermiva dicendo: «Non melo toccate, è I 'abito del mio sposalizio con Cristo». Per questo uno degli appellativi più frequenti divenne "il frate centopezze". 
Nel 1674 iu inviato insieme ad altri 11 frati a fondare un nuovo convento di ritiro presso il santuario di Santa Maria Occorrevole" nell’allora diocesi di Piedimente d’Alife in provincia di Caserta. Fra Giovan Giuseppe si dedicò anima e corpo al lavoro senza trascurare la vita di preghiera e prendendosi cura anche della vita spirituale dei muratori e degli operai. Sacerdote per obbedienza Nel 1677 il vescovo del posto, nonostante le rimostranze del frate, volle ordinarlo sacerdote. Fu ordinato sacerdote il 18 settembre dello stesso anno. Divenne confessore e consigliere ricercato di molte personalità ecclesiastiche e laiche, tra le quali sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Uomo di governo e educatore di coscienze Fu fatto alternativamente ora superiore della comunità di Piedimonte, ora maestro dei novizi a Napoli. Era esigente nell’osservanza della Regole, ma era anche il primo a porla in pratica. In questo periodo, mentre conservava la sua solita dolcezza verso tutti, il Signore lo sottopose a prove interiori durissime scrupoli, aridità, paura di andare all’inferno. Furono quattro mesi di dolori spirituali indicibili. Poi tornò il sereno: ogni prossimo che serviva, fosse religioso 0 laico, nobile o di umile condizione, per lui era sempre Gesù.Ai poveri a volte dava anche il cibo che quel giorno sarebbe servito per i suoi frati, ma puntualmente la Provvidenza faceva trovare alla porta tutto il necessario. La sua salute nel frattempo deperiva e i superiori lo mandarono per un periodo di riposo nella sua terra natale. Rìvedeva la sua Ischia o meglio la popolazione di Ischia era lieta di rivedere il suo figlio che godeva già fama di santità. II dolore più grande Tornando a Napoli si rese conto che tra i suoi alcantarini era sorta una forte divisione tra quelli di origine spagnola e quelli di origine italiana. Gli italiani negli otto conventi fuori Napoli si costituirono una nuova provincia, di cui fu eletto provinciale tra Giovan Giuseppe. Per lui questa separazione fu un duro colpo, che accettò come prova dalle mani di Dio, dicendo: <<Tutt0 quello che Dio permette, lo permette per il nostro bene». Si mise quindi subito all’opera, prendendosi personalmente cura di ogni frate, affinché tutti fossero fedeli alla Regola vivendo nell’amore fraterno e sempre pronti a servire la gente. La gioia dell ’unìtà ricomposta L’ anno 1722 fu di grande consolazione per fra Giovan Giuseppe. Gli alcantarini spagnoli, su indicazione del Papa Innocenzo XIII, decisero di riunirsi agli alcantarini italiani e il nostro santo tornò a Santa Lucia al Monte. Qui ebbe intime e lunghe conversazioni con S. Alfonso Maria de’ Liguori. Negli ultimi anni tra Giovan Giuseppe fu colpito da paresi e doveva essere trasportato su di una sedia, ma fino all’ultim0 momento non si sottrasse al ministero delle confessioni e della direzione spirituale. Dopo quattro giorni di coma, ebbe un momento di lucidità e, rivolto al confratello che l’assisteva, disse: <<«restano pochi momenti di vita. ti raccomando la Madonna». Era il suo testamento. Moriva il 5 marzo 1734. Pio VI lo proclamò beato il 15 maggio 1789 e Gregorio XVI lo canonizzò il 26 maggio 1839 insieme ad Alfonso Maria de’Liguori e Francesco de Geronimo, dei quali era stato direttore spirituale. I suoi resti mortali hanno riposato a Napoli nel suo convento di Santa Lucia al Monte, fino a quando il Vescovo, Mons. Filippo Strofaldi, e i concittadini di Ischia ne hanno ottenuto l’urna contenenti le sacre spoglie, che è stata collocata nella chiesa dei frati minori di S. Antonio ad Ischia Ponte, il 30 settembre 2003.

Nell’individuare i punti cardine della vita del nostro San Giovan Giuseppe della Croce abbiamo voluto raffigurare quanto segue. La Croce, come simbolo di passione ma soprattutto di Amore per Dio e per il prossimo, l’Eucarestia come pienezza di comunione con Dio, l’umiltà e la semplicità rappresentate da quel saio che mai ha voluto cambiare perché "abito dello sposalizio con Cristo". L’Amore per Maria e per i poveri,per la sua amata Isola d’Ischia e il borgo natio Ischia Ponte per i quali è tornato unicamente per il bene "‘dei suoi concittadini.Tenendo conto dei punti cardine appena descritti si è, pertanto, pensato di fissarli cosi per collegamenti significativi. La circolarità della forma del logo richiama la centralità dell’ Eucarestia che, appunto, racchiude quanto rappresentato al suo inteno: partendo dal basso è possibile individuare la stoffa di un saio, su cui insiste Ischia "Isola Verde", diviso in quattro parti da una Croce luminosa che a sua volta è collegata alla parte sottostante tramite l’immagine del Santo Patrono con in braccio Gesù bambino, da cui si dipanano dei raggi di luce che si raccordano all’anello circolare del logo, all’Eucarestia. Sull’immagine centrale, sullo stesso piano descrittivo raffigurante il Santo si può altresì notare a destra uno scorcio sul Castello Aragonese e a sinistra un’immagine di Maria.

 

 

 

Pubblicato da Eventi a Ischia su Domenica 3 marzo 2019